Il “fallimento” delle Strade del Vino

Sabato 22 giugno ho partecipato ad un Forum delle città del vino che si è tenuto a Chieti. Ero stato invitato per parlare del caso “albergo diffuso”, ma mi sono trovato ad ascoltare alcune interessanti relazioni sulla problematica delle strade del vino.

Francamente non pensavo che all’interno del “settore” si fosse maturata una visione critica dell’attuale scenario delle strade del vino, ed è stata una piacevole sorpresa perché – chi mi conosce lo sa – da molti anni ho un atteggiamento critico nei confronti di questa esperienza, o meglio di come è stata realizzata.

Il mio pensiero è molto semplice da sintetizzare: la maggior parte delle strade del vino non funziona perché non ha dato origine a delle reti, ma è rimasta una sommatoria di cose pre-esistenti (una cantina, un ristorante, un produttore) con l’aggiunta di un dépliant, un po’ di segnaletica, un marchio, un sito web e l’inevitabile stand alla BIT. Ma se le cose stanno così, se non si aggiunge una proposta nuova al panorama dell’offerta, è impossibile che quei progetti possano dare risultati.

Questo mio punto di vista pare sia uscito confermato da alcune relazioni che ho ascoltato, nelle quali si è detto tra l’altro:

-          Sono meno di 10 le Strade che funzionano davvero in Italia (C. Cambi),

-          Le strade del vino sono state prevalentemente dei bracci operativi degli Assessorati,

-          Il “fallimento” delle strade del vino è stato dovuto all’assenza di una visione strategica, alla banalizzazione dell’offerta (standardizzazione/omologazione), ad una visione troppo istituzionale, alla non conoscenza della domanda. Dobbiamo tornare a parlare di turismo (M. Corigliano),

-          Lo stesso concetto di “strada” è datato e nell’attuale scenario le strade non mostrano più ruolo di volano di sviluppo dei territori, e più di un relatore si è chiesto se abbia ancora senso parlare oggi di Strade del vino,

-          La via d’uscita potrebbe essere quella del passaggio dalla Strada del Vino al Distretto enogastronomico (c’è stato anche chi ha parlato di Distretti culturali).

Non so se queste tesi avranno successo o se il Forum  sarà ricordato come “eretico” e sarà cancellato dalla storia dell’enoturismo. Ma a me sembra molto interessante questa consapevolezza, questa voglia di ripensare ad un modello di sviluppo figlio dell’epoca degli “Itinerari del Mezzogiorno”.

L’idea del Distretto non mi fa impazzire, ma immagino che potrebbe essere un passo in avanti. Personalmente oserei di più.

Vedremo.

Penso che troverete i materiali di questo evento nel sito web delle Città del Vino (complimenti agli organizzatori!); quanto al mio intervento trovate una breve sintesi qui:

http://www.slideshare.net/dallara/il-caso-albergo-diffuso-a-15-anni-dalla-prima-legge-sardegna-1998

 

Per inciso, ecco cosa scriveva su questo tema, già nel 2009, il IX Rapporto sul Turismo italiano:

L’esperienza italiana non è priva di ombre. Infatti l’eccessiva polverizzazione dell’offerta gastronomica, quella “coriandolizzazione” di cui si parla nei Rapporti Censis, ha prodotto una sorta di effetto minestrone secondo una logica del tutto uguale a niente, tipica di tante iniziative di sviluppo locale condotte nel nostro Paese, Così se la motivazione gastronomica è spesso rilevante nel determinare il soggiorno dei turisti, l’offerta che attorno ad essa si è sviluppata non sempre assume la dimensione di vero e proprio prodotto turistico. L’idea stessa di realizzare itinerari turistici riconosciuti come “strade”, se da un lato ha contribuito a razionalizzare l’offerta e a promuovere sul mercato diversi territori, in tanti casi però non è riuscita ad amalgamare le capacità imprenditoriali dei singoli operatori, per realizzare prodotti turistici ben identificabili sul mercato. Molte delle strade attorno alle quali dovrebbe essere costruita un’offerta enogastronomica non sono operative, così da non poter svolgere nemmeno quella funzione di promozione dei territori che gli è propria. in questo senso allora val la pena di ricordare che aver tracciato una strada che identifica una porzione di territorio, caratterizzato da una determinata produzione tipica, non significa assolutamente aver realizzato un prodotto vendibile sul mercato turistico. 
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